LA FOLLIA DELLA PISTA CICLABILE SULLE RIVE DEL LAGO DI GARLATE

 E' scoppiata in tempi recenti quella che può essere definita una vera e propria epidemia anzi una mania smodata, una tendenza ossessiva oggettivamente inspiegabile, una infatuazione collettiva, di cui è difficile trovare una motivazione logica. Così si è parlato e si parla di pista ciclabile sia per il lago di Olginate che del lago di Calolziocorte che per quello di Lecco relativamente alla prospettata pista ciclabile collegante Lecco a Olginate.
Niente di più bizzarro, illogico, inopportuno, assurdo.Viviamo forse sulle sconfinate spiagge deserte, aride, mortifere del Mar Morto?!
E' stato mille volte da tanti scrittori ma soprattutto dal principe lombardo di essi, proclamato che il tratto di sponda dell'Adda che da Lecco va ad Olgiante segna "il punto in cui il lago cessa, e l'Adda ricomincia per ripigliare poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni".
Questa è la configurazione naturale del luogo dove dovrebbe sorgere la futura pista ciclabile. Per costruirla si dovrebbero distruggere le attuali sponde, onde evitare tutta l'attuale gentile bizzarria delle acque che scorrono con continui risvolti e conseguentemente distruggere praticamente tutto il loro estroso attuale tracciato, per creare un razionale ma esiziale percorso alla pista ciclabile. In tale catastrofica colossale distruzione dovrebbero essere coinvolti tutti gli alberi esistenti, tutte le lanche d'acqua con le cannette che costituiscono, a prescindere dalla loro inimitabile caratteristica, essenziale apparato respiratorio del lago e tutti gli ineguali spiazzi, tutte le spiaggie ghiaiose ed i verdi praticelli.
E' razionale tutto ciò?
E questo il luogo più opportuno e conveniente per una pista ciclabile? o non è piuttosto la follia, l'infatuazione, la cecità di persone propense a superficialità e facilonerie ed evidentemente prive di senso estetico?
Un lago è un'entità naturale che non può essere mutilata, trasformata svilita a piacimento dal Sindaco o dal Consiglio Comunale o dagli abitanti dei suoi dintorni. E' un patrimonio di bellezza e di vita che oltrepassa, nel suo diritto ad esistere, qualsiasi generazione ed appartiene solo al suo futuro naturale. Ogni atto contro la sua vita è una violenza ed un vero delitto contro le future generazioni di Pescatesi..
Si può utilizzare e fruire dei luoghi naturali in conformità delle leggi, ma non oltre le leggi. Ci sono nel tracciato dell'ipotizzata pista ciclabile alberi che superano i cent'anni, ci sono fragili "cannette" più perenni che generazioni umane. E' possibile scatenare la furia degli uomini contro questo complesso ed insieme delicato organismo vivente per un progetto insensato realizzabile in altri più opportuni luoghi che peraltro risulterebbero più accessibili con maggiore soddisfazione degli stessi ciclisti destinatari della pista ciclabile con spese infinitamente inferiori (si pensi alla difesa dalle periodiche esondazioni) senza la trasformazione dei luoghi e la distruzione delle bellezze naturali esistenti; considerato inoltre che comunque una pista ciclabile già esiste. Nè può immaginarsi nè sarebbe legale un provvedimento che faccia piazza pulita di tutto l'esistente, contrario al diritto sia costituzionale che privato, tenuto conto che gli edifici sorti negli ultimi anni e cioè da almeno 40 anni sono tutte opere attuate da architetti locali ben coscienti della delicatezza necessaria per costruire in un luogo di così rara panoramicità e bellezza naturale e pertanto consapevoli delle necessità di corretta ambientazione, tra cui ci piace segnalare il nome dell'arch. Bruno Bianchi da tutti apprezzato.
Si è già dovuto incrociare una battaglia giudiziaria con l'Amministrazione Comunale di Pescate in base sia alla legge costituzionale che ordinaria per la difesa del territorio da manomissioni arbitrarie e il T.A.R. ha già dovuto intervenire, pervenendo per ora ad una ordinanza di sospensiva dell'azione e delle opere. Siamo giunti in un'era storica che non consente più il minimo danno all'ambiente circostante anzi impone la preservazione totale della circostante natura preservata altrove, nel mondo, con maggiore infinito puntiglioso amore che in Italia.

- e. m. -